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...naturalmente, quando un posto è bello, la
notizia fa rapidamente il giro del mondo e i turisti arrivano,
con ogni sorta di mezzi e senza prenotare, creando una
confusione incredibile!
Fu per questo che, intorno al
III secolo a.C., di fronte ad una massa enorme di turisti,
romani da una parte, cartaginesi dall’altra, arrivati
quasi contemporaneamente sul posto, fu necessario organizzare
un torneo per decidere chi avesse diritto a
soggiornarvi.
Furono organizzati in
quattro e quattr’otto i primi "giochi punici" (una sorta di
"giochi senza frontiere", senza arbitri né TV), alla fine dei
quali i romani sconfissero i laziali, pardon, i cartaginesi, e
conquistarono il diritto a risiedere nel villaggio; e siccome
erano tanti e ben organizzati (roba da non credere!), si
occuparono direttamente della gestione del villaggio, che nel
frattempo si era ingrandito notevolmente.
Poi, bontà loro, i
romani cominciarono ad organizzare delle escursioni nei vicini
villaggi, e siccome le strade erano quelle che erano,
cominciarono a costruirne di nuove, (un particolare
ringraziamento!); infine, così come era avvenuto per i Greci,
agli abitanti del luogo parve opportuno accogliere un'istanza
dei Romani, e così Panormos divenne PANORMUS
(...i primi appalti che la storia ricordi, per la sostituzione
dei cartelli stradali e delle carte geografiche delle scuole
elementari...!).
Da quel momento in
poi, per qualche secolo, la situazione si presentò alquanto
confusa. La presenza dei Romani, comoda per
certi versi, impediva però la crescita turistica del luogo in
quanto essi avevano in un certo senso "monopolizzato" le
strutture del tempo, rendendo la vita difficile ai vacanzieri
di altra provenienza. Al punto che, quando la massa di gitanti
divenne molto numerosa, si ricorse per altre due volte ai
giochi punici; e ogni volta sembrava una vera e propria
guerra, con le imbarcazioni degli uni e degli altri ormeggiate
in rada con le vele issate pronte ad entrare in
porto! Va da sé che, in tutto questo bailamme,
qualche scaramuccia ci fu pure, e forse per questo la Storia
narra i fatti in modo diverso!
Tutto ciò sortì due diversi
effetti: - uno, positivo: il fatto che si arrivasse a
scontrarsi per accaparrarsi il soggiorno, voleva quindi
significare che il posto doveva avere caratteristiche non
comuni! Da qui la notorietà internazionale di cui ancora oggi
gode la nostra città. - l'altro, negativo: le dimensioni
raggiunte resero inevitabile la creazione di tutta una serie
di strutture "burocratiche" attraverso le quali si facilitava
forse la vita ai residenti ma la si rendeva sicuramente
difficile ai viaggiatori; e forse per questo i turisti
semplici cominciarono a prendere la via dell’Adriatico (dove
le acque, mucillagine più, mucillagine meno, erano comunque
più calme!).
I romani divennero
pian piano gli azionisti di maggioranza e a loro fu
naturalmente affidato il governo del comprensorio turistico e
dell'annessa città; essi però, probabilmente appagati dai
successi raggiunti (ma dovevano ancora incontrare le squadre
del Nord) non si resero conto che le dimensioni assunte dalla
città erano divenute tali da giustificare il ricorso al
"federalismo", continuando invece con la gestione di tipo
"centralista", essenzialmente affidata ai militari; ciò
determinò un fallimento talmente rovinoso che, qualche anno
dopo, quello del Banco Ambrosiano sembrò una bazzecola!
Ci volle qualche secolo per
riprendersi da questa bancarotta, e durante questo periodo la
città continuò ad ospitare turisti confluiti dal nord della
Germania, i Barbari.
A costoro, in verità,
non interessavano né le bellezze naturali né le possibilità di
sviluppi commerciali. Si divertivano a "occupare" e a
sottomettere le popolazioni. E anche per loro,
poveri emigranti in cerca di un posto fisso, i pazienti
ed ospitali palermitani trovarono parole di conforto!
E anch’essi ad un
certo punto, se ne tornarono a casa a costruire
Porsche e Mercedes (ma mi sorge il dubbio che qualcuno sia
rimasto).
La città ripiombò in crisi, e gli
operatori turistici del tempo faticarono non poco a reperire
sul mercato nuovi turisti per consentirle di
sopravvivere.
Alla fine però riuscì
a stipulare un buon contratto con i Bizantini, un popolo quasi
turco con le abitudini romane (quelli del famoso Arcivescovo
di Costantinopoli, e che nel loro paese erano riusciti a
realizzare una sorta di federalismo).
Ai Bizantini il
posto dovette piacere molto, perché complessivamente vi
soggiornarono per circa trecento anni, vivendo in buona
armonia con la gente del posto.
Poi, siccome tutte le
cose belle finiscono, anche i Bizantini se ne tornarono a
casa, (alcuni di essi dovettero però rimanere per fare da
istruttori ai "mosaicisti" dell'epoca. E grazie ad
essi possiamo oggi ammirare i magnifici "mosaici
bizantini" della Cappella Palatina).
Il successivo gruppo di turisti
era formato da Arabi, generalmente provvisti di
famiglie numerose, ai quali si dovettero in fretta e furia
concedere licenze edilizie di ogni genere (case, moschee,
monumenti, fortificazioni, e quant'altro fosse presente nel
loro paese d'origine) per consentirne un corretto
insediamento.
Agli Arabi va
riconosciuto il merito di aver contribuito al rilancio
dell’economia della città (che, nella loro lingua, chiamarono
"Balarm"), risvegliando gli interessi commerciali
sopiti dai Bizantini.
Poi, nel 1072 i Normanni: tale Ruggero, fratello di Roberto detto il
Guiscardo, originario della lontana Danimarca, lanciò una OPA
(offerta pubblica di acquisto) con la quale si impadronì
praticamente di tutta la città.
C’è da dire che, dalla
fondazione della città fino a questo momento, i turisti, a
parte gli arabi, si erano sempre comportati da turisti; finite
le ferie, cioè, tutti a casa; quindi tutto si risolveva nello
scattare quattro fotografie, trovare (sia pure con qualche
difficoltà) qualche avventura galante, e portarsi a casa
qualche pezzo di scoglio o qualche conchiglia come souvenir;
dai Normanni in poi invece le cose cambiarono; e notevolmente
anche !
Federico II, una volta acquisito il controllo
totale della città, impostò un programma di notevole spessore,
soprattutto se paragonato ai programmi degli altri manager
dell’epoca, la cui unica preoccupazione era quella di imporre
tasse al popolo e di fare grandi feste a corte. Egli infatti
(e ricordiamo che siamo nell’anno 1200 circa) fondò scuole,
strutture amministrative, e rivalutò la lingua locale, fino ad
allora bistrattata da tutti.
Con Federico II la
città diventa uno dei maggiori centri culturali del continente
europeo! Tante cose belle furono fatte, e di molte è rimasta
testimonianza ma, nella foga di "rinnovare", agli
amministratori svevi sembrò cosa logica allontanare
dalle funzioni ufficiali e dal commercio la comunità araba,
che in quel tempo contava più della metà degli abitanti. E
questa fu giudicata concorrenza sleale !
Cominciarono quindi le
incomprensioni ...
I Normanni
Poco dopo, a seguito di una crisi in borsa, la
città passò sotto il controllo degli Angioini,
provenienti dalla Francia, i quali non trovarono altro di
meglio da fare che governare male.
I pazienti ed
ospitali palermitani (la cui popolazione maschile aveva nel
frattempo maturato una profonda antipatia verso il "maschio"
angioino!), a questo punto non ne potettero più e, prendendo
lo spunto da un pesante complimento fatto da un soldato
francese ad una dama palermitana mentre questa passeggiava davanti alla chiesa di Santo
Spirito, il 31 Marzo 1282 (era la Pasquetta),
accesero la rivolta, propagatasi rapidamente per tutta
l'isola, costringendo gli Angioini alla fuga.
Certo, l’essersi
liberati dall'oppressione angioina permise ai palermitani e ai
siciliani tutti di tirare un respiro di sollevò, ma non
dobbiamo dimenticare che la città, vivendo di turismo, non
poteva certo sopportare lunghi periodi di
magra! Fu così che, dopo aver cortesemente
rifiutato i tentativi di ritorno degli angioini, ci si accordò
con gli Aragonesi (una nobile famiglia spagnola
proprietaria di alcuni castelli, e già esperta di
agriturismo). Questi, preso possesso della
città, la nominarono capitale del Regno di Sicilia, e a capo
della organizzazione venne posto tale Pietro I, che assunse il
titolo di Re di Sicilia.
I Vespri Siciliani>
Gli Aragonesi sembra non
contribuissero molto a mantenere la città al livello cui
l’aveva portata Federico II; anzi, sembra che il soggiorno in
Sicilia sia loro servito soltanto per organizzare la conquista
del regno di Napoli , cosa che riuscì nel 1443 ad Alfonso V il
Magnanimo.
Da questo punto
in poi la città perde la sua identità e passa di mano in mano
senza che nessuno voglia o possa farci niente: infatti dopo un
breve controllo da parte dei Savoia, il controllo passa agli
Austriaci, e infine, dal 1734, ai Borbone di Napoli;
questi ultimi rimasero in carica fino al 1860, quando Garibaldi compì la storica impresa di unificare tutta
le penisola (isole comprese).
E' ancor più famoso
del rassegnato "obbedisco" del generale, a noi è arrivato il
perentorio ordine impartito a Bixio: "Nino, domani a
Palermo"
Sul periodo
successivo non ci sentiamo di ironizzare; esprimiamo soltanto
l'augurio che, tra qualche tempo, se ne possa parlare in
termini simili.
Abbiamo ironizzato, è
vero, e ci scusiamo con gli storici per l'apparente scarso
rigore storico del documento (ma è andata proprio
così).
Abbiamo soltanto
voluto fornire un sintetico quadro della storia e della
travagliate vicende del nostro popolo che non può certo essere
accusato di non essere ospitale!
E della naturale
tendenza dei palermitani all'ospitalità vorremmo si parlasse
di più, tramutando poi le parole in fatti concreti.
Goethe e Byron si
sono innamorati della nostra città: è giunta l'ora che anche i
Palermitani se ne innamorino; e che la sentano propria, viva,
unica, inimitabile, come avviene per chi è costretto a viverne
molto lontano.
Nella convinzione che
la nostra città possa e debba recuperare non soltanto la
vocazione "turistica" di un tempo ma anche, e sopratutto, il
prestigio internazionale di cui godeva nel secolo scorso (ne
parleremo prossimamente), e nella ovvia speranza che la storia
non abbia a ripetersi!
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